giovedì 24 febbraio 2011

La signora dei piccioni.

Ero a Monza, mattina presto ed ero veramente stanca, sentivo le occhiaie, la musica metal nelle orecchie per tenermi sveglia. Ero appena scesa dal treno e il freddo mi fristava la faccia. Avevo freddo e non avevo la sciarpa. Camminavo scazzatissima con il broncio e pensavo solo all'interrogazione (possibile) d'inglese. Viale Italia, vedo sempre le stesse facce, signora Minnie, ragazzini delle medie o delle elementari, il ragazzo in bici, i truzzi. E poi vedo lei. Lei che è bellissima. Lei è stupenda. Con i piccioni. La prima volta l'avevo vista seduta su una panchina sotto un'albero sempre in centro a Monza che buttava i pezzettini di pane secco ai piccioni. Una nonnina ricurva, inspessita dai suoi anni, ma con lei i piccioni, i suoi amici fedeli, che le tengono compagnia. Le stanno attorno, fanno da sfondo alla sua vita, come una cornice o come proprio compagni di viaggio, volevano solo lei e basta e seguivano lei, soltanto lei, nessun altro. A quel punto o iniziato a sorridere e la guardavo, con quello sciame di piccioni. E lei che gli parlava, di cose che io non saprò mai. Lo sapranno loro e lei. Loro e lei.

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